La scienza sta diventando una religione?

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5 Risposte

  1. Choam Goldberg ha detto:

    Il ragionamento sviluppato nell’articolo sembra convincente. Sembra solo, però. 🙂

    Non si possono addebitare alla scienza le conseguenze dannose per il genere umano, che invece vanno poste in capo alla tecnologia. Infatti è illegittima l’accusa agli scienziati di aver costruito le armi nucleari, chimiche e batteriologiche o di aver inquinato il pianeta. Su questo punto esiste una grande confusione, e per capire bisogna chiarire bene gli scopi.

    Scopo della scienza è acquisire conoscenza: niente di più e niente di meno. Scopo della tecnologia è utilizzare l’informazione acquisita dalla scienza per modificare il mondo. Per fare un esempio semplice semplice, immagina di aver trovato un sasso su un sentiero di montagna. Lo prendi, te lo porti in laboratorio, lo studi e alla fine produci una dissertazione in cui esponi le tue scoperte sulle caratteristiche fisico-chimiche di quel reperto. Da cui puoi fare delle ipotesi, per esempio sulla struttura geologica della montagna. Fin qui, hai fatto scienza e basta. Nel momento in cui cominci a pensare a come usare quel sasso, smetti di fare scienza e ti applichi alla tecnologia. Per esempio, puoi scoprire che quel particolare tipo di sassi, insieme ad altri suoi simili, si adatta alla perfezione per costruire un muro che protegga casa tua dalla frane. Oppure che sia ideale da montare in cima a un bastone e ricavarne una mazza con cui rompere la testa del tuo vicino. È bene? È male? Dipende. magari costruire il muro è male, se per farlo distruggi un ecosistema raro e prezioso. E magari difenderti dal tuo vicino è bene, se lui ti sta minacciando. Insomma, a meno che non si abbia come ideale l’ignoranza, la scienza ha sempre un fine positivo: acquisire conoscenza. Quindi merita sempre di essere perseguita. È la tecnologia invece che va sottoposta all’esame dell’etica.

    Ora mi aspetto l’obiezione: “Sì, ma quelli che costruirono la bomba atomica erano dei fisici, quindi degli scienziati”. Be’, non importa: una persona si definisce per quello che fa, non per quello che ha studiato. Anche se per la loro formazione erano dei fisici, nel momento in cui si applicavano alla realizzazione di uno strumento tecnologico non stavano facendo scienza, bensì tecnologia.

    Questo per spiegare perché alla scienza non può, per la sua stessa natura di impresa dedicata alla conoscenza, essere attribuita la responsabilità delle conseguenze delle sue scoperte.

    Diverso è il caso delle religioni. Infatti il fondamentalismo non sta alla fede come la tecnologia sta alla scienza. È tutta un’altra storia.

    Il fondamentalismo consiste in nient’altro che nella considerazione con la massima serietà e coerenza delle prescrizioni della religione, che vengono portate alle loro inevitabili conseguenze. Se nel Libro Sacro c’è scritto “Uccidi gli apostati”, il fedele coerente deve uccidere gli apostati. Oppure, se rinuncia a essere coerente per non rendersi colpevole di assassinio, deve inventarsi un’interpretazione per cui in quel caso particolare “uccidere” non significa proprio “uccidere”, ma solo “convertire”, per esempio. Ma resta il fatto che quello sta scritto nel Libro Sacro.

    Sicché il paragone non sta in piedi. A maggior ragione considerando che esiste una profonda, radicale e insuperabile differenza fra scienza e religione: la scienza è un metodo di indagine della realtà autocorrettivo perché fondato sul dubbio e sulla critica, la religione è un sistema di credenze acquisite in modo acritico e dogmatico e mai sottoposte a un’indagine critica. Ed è per questa ragione che scienza e fede sono assolutamente incompatibili.

    • Stefano ha detto:

      Sono in parte d’accordo col tuo ragionamento. Quasi completamente d’accordo invece sul tuo negare la proporzione tecnologia sta a scienza come fondamentalismo sta a religione. Parti dal presupposto però che il tuo ragionamento si basa principalmente sull’assunto che lo scopo della scienza sia acquisire conoscenza. Ma è veramente così? Innanzitutto se dai uno scopo alla scienza la stai definitivamente umanizzando. Per chi ha uno scopo? Per l’uomo. La conoscenza di chi? Dell’uomo. In questo mono la scienza diventa un processo ad utilizzo e a propensione strettamente umana. Cosa la differenzia in questo caso da una religione il cui dogma centrale sarebbe la ricerca della conoscenza? Nella storia dell’umanità ci sono state centinaia di religioni che professavano come loro scopo la ricerca della conoscenza. Con questo ragionamento riconosco che non andremo molto lontano ma sinceramente non saprei proprio come risolverlo.

  2. Choam Goldberg ha detto:

    Scopo della scienza è acquisire conoscenza. Niente di più e niente di meno. Lo fa applicando il metodo scientifico. Potrebbe farlo anche in altri modi, ma la sua particolarità è quella: quel metodo li. Vuoi considerarli sinonimi? Boh. Come ti pare. Di fatto è così: se vuoi fare scienza, applichi quel metodo. Altrimenti stai facendo qualcos’altro. Che va anche bene, eh, se ti fa sentire contento. Ma non è scienza.

    E questo è quanto.

  3. Justme Youknow ha detto:

    Ho letto con attenzione l’articolo e lo scambio di critiche fra Choam Goldberg e Stefano (autore).

    Probabilmente è vero che lo scopo della scienza sia quello di acquisire nuova conoscenza o di perfezionare quella vecchia (è sicuramente lo scopo dichiarato), ma so che non è lo scopo degli scienziati. Choam Goldberg, se è un ricercatore che opera in qualche ambito scientifico, un vero uomo di scienza, e tutte le mattine si sveglia pensando: “Oggi, facendo un buon lavoro, l’umanità acquisirà nuova conoscenza”, è senza dubbio un ricercatore anomalo. Lo scopo degli scienziati è risolvere problemi complicati. Il metodo scientifico di cui parla è una strategia di successo per raggiungere questo obbiettivo. Altre persone, sapendo ben poco di scienza, applicano il metodo scientifico in altri ambiti per risolvere problemi: io queste non li chiamerei scienziati, ma sono bravi risolutori di problemi (che è comunque un buon punto di partenza per diventare dei bravi scienziati).

    Molti dei partecipanti al, e direttori del, progetto Manhattan erano fisici e ottimi risolutori di problemi. Scienziati che facevano il loro lavoro e perseguivano il loro scopo: risolvere il problema di un’interazione di cui si sapeva poco. Scienziati. Scienziati che hanno progettato una bomba.

    Forse sarebbe più corretto dire che acquisire nuova conoscenza non è lo scopo della scienza, ma l’effetto del lavoro degli scienziati. Lo scopo della religione (nel senso comune di confessione) è quasi il contrario: non vuole acquisire conoscenza nuova, ma dare verità fossili a cui credere. Ma se anche gli scopi e i modi di scienza e religione sono opposti, i loro compiti coincidono, perché gli scienziati, come i preti, raccolgono e diffondono sapere. Oggi sanno tutti che la Terra è tonda e che dio esiste. La prima verità è frutto di un lungo processo di congetture e falsificazioni, con una modesta fatica si può verificare, mentre la seconda è stata ben conservata per un lungo periodo, e oggi la si espone come un reperto alieno dietro una bacheca di vetro su un pianeta lontano, che può essere osservato solo tramite un potente telescopio.

    Gli scienziati hanno fatto errori incontestabili. Ma la scienza È una religione. È la migliore storia a cui decidere di credere per andare d’accordo. La Terra è tonda, esistono gli atomi e i fotoni non hanno massa. È tutto vero. Ma non vuol dire niente.

    • Choam Goldberg ha detto:

      1. “Ma se anche gli scopi e i modi di scienza e religione sono opposti…”

      2. “Ma la scienza È una religione.”

      Solo io vedo una contraddizione?

      Bisogna mettersi d’accordo su che cosa si intende per “scienza”e “religione”. Sì, entrambi sono sistemi per acquisire conoscenza. Ma non usano lo stesso metodo. Poiché la scienza è definita sulla base del proprio metodo, non possono essere equivalenti.

      Sicché no, la scienza NON È una religione.

      Poi quel che fanno i singoli scienziati è un altro paio di maniche. Esistono scienziati disonesti, superficiali, ottusi, dogmatici, che nella loro pratica negano il metodo. Ma il sistema preso nel suo complesso continua ad applicare il metodo: la collettività compensa i difetti degli individui. Altrimenti non si spiegherebbe il formidabile successo esplicativo della scienza.

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